SOPHIA/2 (capitolo terzo ed ultimo)
Rimasi in silenzio, pronto a sferrare il colpo finale, quello che ci avrebbe fatto capire, in modo inequivocabile, se la notte che stava per sopraggiungere l’avremmo passata nel letto da soli, Elena ed io, o in tre, con Sophia in mezzo a noi. Fu Elena, anche questa volta, splendida complice di quelle ore, a darmi l’input definitivo. - Continua, Alexios… dille tutta la verità… - Sophia guardò prima mia moglie, poi girò lo sguardo verso di me, in attesa che io parlassi e che le dicessi tutto quello che ancora non avevo detto. - E va bene. Non è per nulla semplice. In ogni modo… la verità è che… insomma, immaginarvi a letto, nude, abbracciate… a fare l’amore... ho pensato a quanto mi sarebbe piaciuto essere tra voi… partecipare ai vostri giochi… dai, ora non ti offendere Sophia, ti prego… credo che la mia, da uomo, sia stata una reazione, tutto sommato, logica e naturale… desiderare di andare a letto con due donne meravigliose e affascinanti come voi… sarebbe stato strano il contrario… -
Rimanemmo tutti e tre in silenzio, questa volta a lungo, Elena ed io non sapendo più come procedere su quel terreno minato sul quale ci eravamo avventurati, e Sophia valutando, probabilmente con fastidio, la nostra confessione, indecisa su come reagire alla chiara proposta che le avevamo fatto e su come uscire da quella imbarazzante situazione.
Il tempo passò in modo quasi insopportabile, fino a quando Sophia si alzò dal lettino (ed anche in quel momento di estrema tensione non potei non notare lo splendore del suo corpo) e, stirando i muscoli intorpiditi dall’immobilità, ci disse che sarebbe andata a fare l’ultimo bagno della giornata. Sorridendo tranquilla, come se nulla fosse successo, si avviò verso il mare, attirando per l’ennesima volta gli sguardi degli uomini che ancora si trovavano sulla spiaggia, entrò in acqua e si gettò tra le onde, iniziando a nuotare verso il largo.
- Forse abbiamo fatto male… non mi sembra che Sophia l’abbia presa bene per nulla… credo sia solo per la sua educazione che non ci abbia mandato a quel paese… - dissi rivolto a mia moglie, non riuscendo a decifrare fino in fondo le reazioni della sua amica. - Uhm… vedremo… - rispose Elena, un sorriso ad illuminarle il viso - … Sophia io la conosco bene, molto bene, e non credo che la cosa non l’abbia intrigata. E poi… tu non l’hai probabilmente notato… ma quando lei si è alzata per andare a fare il bagno, gli occhi mi sono andati al suo seno… aveva i capezzoli duri, eretti… era eccitata, Alexios… era eccitata come lo sono io in questo momento… - A quelle parole, a quelle frasi di Elena che forse fugavano una buona parte di tutti i dubbi e le incertezze che mi avevano attraversato la mente nelle ultime ore, ebbi un’improvvisa e violenta erezione. Se Elena aveva ragione, se la sua conoscenza di Sophia era così profonda, era molto probabile che stavamo per raggiungere il nostro obiettivo. Sperai con tutto il mio cuore che mia moglie non si stesse sbagliando, e che avesse interpretato correttamente le reazioni della sua amica.
Restammo in silenzio a guardare Sophia che, pigramente, nuotava nel mare azzurro e scintillante per i raggi del sole al tramonto.
La luce del giorno stava quasi svanendo completamente, quando, camminando lungo la spiaggia, coprimmo il chilometro scarso che ci separava da una modesta taverna sul mare, sicuramente meno rinomata del ristorante della sera precedente, ma infinitamente più comoda da raggiungere, dal momento che nessuno dei tre aveva alcuna voglia di andare a casa, vestirsi ed uscire di nuovo, prendendo la macchina per andare a mangiare. Ci accomodammo ad un tavolo sulla veranda e ordinammo una cena a base di frutti di mare. Il vino bianco, ghiacciato, scendeva molto piacevolmente, smorzando in maniera deliziosa l’arsura della lunga giornata passata in spiaggia. La conversazione con Sophia era tornata ad argomenti volutamente neutri: Elena ed io volevamo aspettare che fosse lei, se veramente era interessata, a riprendere l’argomento che ci stava così a cuore. Ma questo, purtroppo, non accadde. Sophia, come sempre, era allegra e solare, mangiava e beveva con piacere, ma sembrava che quello che era accaduto solo poche ore prima non avesse lasciato alcuna traccia in lei. Vedevo che anche Elena era contenta e spensierata, e rideva e scherzava con l’amica, non rendendosi conto che il tempo passava e le nostre possibilità andavano sempre più scemando: e questo suo modo di fare, come se poi lei non ci tenesse molto a far si che Sophia venisse a letto con noi, che i nostri sensi fossero finalmente appagati da quel corpo meraviglioso, iniziava a darmi decisamente sui nervi. Ma, per come poi andarono le cose, ero io quello che non aveva capito nulla, ed Elena quella che già aveva intuito come sarebbe finita la serata. Non sono mai stato così contento di essermi sbagliato, credetemi sulla parola.
Lasciammo la taverna un po’ prima della mezzanotte e, camminando di nuovo sulla sabbia fresca del bagnasciuga, tornammo lentamente verso casa. Elena mi aveva preso per mano mentre continuava a parlare e a scherzare con Sophia. Ma io, silenzioso e nervoso, a quel punto della serata avevo perso ogni speranza: tutto sarebbe rimasto un sogno, una fantasia assolutamente irrealizzabile, ne ero ormai certo. L’episodio del pomeriggio, il tentativo di coinvolgere Sophia nei nostri propositi erotici, era naufragato miseramente. L’amica di mia moglie sembrava essersene completamente dimenticata, ed anche Elena era rilassata ed allegra, senza mostrare più segno alcuno di quella tensione spasmodica che l’aveva divorata in quei giorni. Ero rassegnato, insomma, a dimenticare il tutto; e, quella sera, avrei fatto l’amore solo con mia moglie, magari più intensamente di altre volte, forse chiedendole di raccontarmi altri particolari e dettagli di quella notte con Sophia, ma avrei fatto del sesso solo con lei. Ci avevamo provato, come meglio avevamo potuto, ed era andata storta. Di fatto, e volendo restare con i piedi per terra, era logico che andasse a finire così, ed era un bene che Sophia non si fosse sentita offesa dalle nostre parole.
Una volta rientrati in casa, mentre Elena e Sophia si bevevano un bicchierino di ouzo gelato, io me ne andai sotto la doccia, per togliermi di dosso la salsedine e la sabbia di quella lunga giornata in spiaggia. Quando uscii dal bagno, le sentii ridere al ricordo di un episodio buffo capitato loro anni prima; facendo uno sforzo notevole per non mostrare tutta la mia delusione e la mia frustrazione di quel momento, augurai la buonanotte a Sophia, e mi ritirai in camera da letto.
La luce accesa sul comodino, mentre cercavo inutilmente di concentrarmi nella lettura di un libro, sentii Elena entrare in bagno e, dopo un attimo, il rumore dell’acqua nella doccia: chiusi il libro (non avevo alcuna voglia di leggere, in realtà) e rimasi in attesa dell’arrivo di mia moglie, il cazzo già duro e desideroso di scaricare tutta la tensione accumulata in quelle folli ore di speranza.
Passarono forse dieci minuti, e quindi sentii Elena uscire dal bagno. Le due amiche si salutarono ed Elena, chiudendo la porta della camera, mi raggiunse a letto. Mia moglie si sdraiò accanto a me, completamente nuda e ancora umida dell’acqua della doccia. Mi protesi verso di lei e, mentre con le labbra cercavo le sue, mi ritrovai a pensare che Elena era passata nuda, una volta uscita dalla doccia, davanti agli occhi dell’amica, salutandola e augurandole la buonanotte: quando era entrata in camera non indossava assolutamente nulla. Era evidente come tra le due amiche vi fosse molta intimità, e non solo per quell’episodio del loro passato, e questo pensiero mi fece sentire ancora più deluso per come la serata stava volgendo al termine. Le labbra di Elena, fresche e morbide, si schiusero e risposero immediatamente al mio bacio. Era inutile parlarle, comunicarle come fossi amareggiato per quanto non sarebbe accaduto: dovevo levarmi il pensiero di Sophia dalla testa una volta per tutte, e smetterla di torturarmi inutilmente.
Stavo succhiando con delicatezza un capezzolo ad Elena, quando, alzando gli occhi verso il suo viso, la vidi fissare, con un sorriso ad allargarle le labbra, un punto ai piedi del nostro letto. E dalla sua espressione di assoluta felicità, ancora prima di voltarmi a guardare, capii che era Sophia quella che mia moglie stava osservando. Voltai la testa e… Sophia era lì, anche lei ancora umida per la doccia, splendida nella sua completa nudità: i capelli neri, ancora bagnati, le scendevano sulle spalle abbronzate, incorniciandole il viso, arrossato per l’evidente eccitazione. I capezzoli turgidi svettavano invitanti: percorsi con lo sguardo quel corpo da favola, notando, con un’eccitazione che mi toglieva il fiato, come Sophia avesse il pube completamente depilato. Le gambe affusolate, rese ancora più slanciate dalle scarpe con il tacco che aveva appositamente indossato, erano uno spettacolo incredibilmente sensuale ed eccitante. Rimasi ad osservarla, certo che anche Elena stesse divorando con gli occhi il corpo così invitante dell’amica.
Fu Sophia a rompere il silenzio. - Oggi pomeriggio, al mare, tu, Alexios, hai detto che ti sarebbe piaciuto partecipare ai nostri giochi erotici. Bè… se ne hai ancora voglia… e se Elena non ha nulla in contrario… - disse l’amica di mia moglie, con voce sensuale e maliziosa, passandosi le dita di una mano su un capezzolo, quasi volesse regalarci la promessa di quel paradiso dei sensi. - Vieni… ci hai fatto aspettare anche troppo… - le rispose Elena, con la voce resa roca da quel desiderio così a lungo trattenuto. E Sophia venne verso di noi, salendo lentamente sull’ampio letto matrimoniale, e sdraiandosi, bella come una dea, tra me ed Elena. Tutte le mie paure, i miei timori, quel senso di frustrazione che mi aveva assalito, tutto fu spazzato via da quel corpo meraviglioso che ci si offriva in modo straordinariamente invitante.
Elena ed io cercammo entrambi e contemporaneamente l’invitante bocca di Sophia e ci unimmo, di fatto, in un primo sfiorarsi di labbra a tre; poi Sophia girò lievemente il capo, quasi a cercare il ricordo delle sensazioni di quella famosa notte, e le labbra delle due donne si unirono in un bacio profondo, sensuale e carico di libidine, quel bacio che, così a lungo, avevo sognato e desiderato di vedere. E quando le due bocche si staccarono, fui rapido ad incollare io le labbra a quelle ancora dischiuse di Sophia, mentre la bocca di mia moglie scendeva esperta e fremente verso il capezzolo turgido dell’amica…
La baciammo e la leccammo per lunghissimi minuti, mai sazi di quel corpo e di quella pelle meravigliosa e vellutata. Notai l’abilità di Elena, della sua lingua diabolica che, instancabile, scorreva sui seni e sul ventre di Sophia, strappandole gemiti e sospiri sempre più profondi ed incontrollabili. Ed anche le mani di mia moglie erano uno spettacolo di un erotismo sconvolgente: le sue dita che delicatamente sfioravano ed accarezzavano il corpo dell’amica, con le unghie lunghe e rosse che sembravano voler graffiare la straordinaria pelle di Sophia, rappresentavano immagini di una sensualità impareggiabile.
Mentre Elena era così impegnata, discesi anche io con le labbra lungo quel corpo bellissimo, leccando l’interno delle cosce divaricate dell’amica di mia moglie, e trovando finalmente, traguardo a lungo desiderato, la sua fica depilata: con la testa affondata tra le gambe di Sophia, presi a leccarle le grandi labbra, eccitandola allo spasimo, assaporando i suoi umori profumati, e quindi mi andai a soffermare sul clitoride, conducendola così verso il primo orgasmo di quella lunga notte che avevamo davanti.
E fu veramente una notte molto lunga, assolutamente indimenticabile, un’orgia di passione e di sesso, un vortice di libidine nel quale finimmo con lo scivolare senza quasi rendercene conto. Ho ricordi vividi ed intensi di quei momenti in cui la razionalità sembrava essersi volatilizzata, e l’istinto sessuale, l’erotismo spinto oltre ogni limite, aveva preso il sopravvento su tutti e tre. Fummo travolti, come poi avevamo a lungo sperato Elena ed io, da una lussuria senza confini, in cui il piacere volava verso vette sconosciute, ed il desiderio sembrava rigenerarsi di continuo, mai appagato da quella marea crescente di sesso che si rivelarono essere quelle fantastiche ore. Rivedo con gli occhi della mente tutti quei momenti unici e, forse, irripetibili, quasi sfogliassi un album di fotografie rare e preziose, una collezione di immagini e di fotogrammi incancellabili, da custodire con cura e gelosamente.
Sophia, in ginocchio tra noi, sul letto, le sue mani a stringersi i seni, la testa rovesciata all’indietro, i suoi lunghi capelli neri a coprirle la schiena quasi fino all’attaccatura delle natiche, e le mie dita a penetrarla, immerse nella sua fica grondante, mentre Elena, la bocca incollata al collo dell’amica in un bacio infinito, che le stimola con un dito l’ano, premendo sempre più spesso e iniziando a dilatarle le pareti, preparandola alla penetrazione… Elena, scatenata e bellissima, come non l’avevo mai vista, con le gambe allargate mentre Sophia le bacia e le lecca la fica, scopandola sapientemente con la lingua, strappandole urla di estasi, grida soffocate solamente dal mio cazzo infilato tra le sue labbra… E poi le loro mani che scorrono sull’asta palpitante, le loro dita a contendersi ogni centimetro della mia carne, le loro unghie, rosse quelle di mia moglie, argento quelle di Sophia, che scivolano sulla cappella, che si serrano attorno ai testicoli e alla base del mio cazzo… E le loro bocche che, alternativamente, lo ingoiano, leccando e succhiando, sempre più golose, sempre più eccitate: labbra che abbracciano il mio pene lucido delle loro salive, che si sfiorano tra loro mentre percorrono la mia carne pulsante, fino al momento in cui la mano di Sophia, una mano esperta ed indimenticabile, una mano creata per accarezzare e masturbare, lo impugna con decisione, tirando in giù la pelle al limite massimo, una, due, tre, quattro volte e poi… poi gli schizzi di sperma sui loro volti così vicini al mio cazzo sussultante, sulle loro labbra, tra i loro capelli…
E, ancora, Sophia che, appoggiata sulle mani e sulle ginocchia, offre il culo a mia moglie, che le lecca l’orifizio, inumidendolo, e che lo penetra con un dito prima, e con due dita poi, facendola gridare, e costringendo la nostra amante a dirci che vuole essere presa… ed il mio cazzo eretto che, guidato dalla mano di mia moglie, si accosta a lei, si apre la strada tra quelle strette e ancora forse inviolate pareti, le mie mani sui fianchi di Sophia, le spinte, l’affondare in lei, sempre di più, dapprima delicatamente, e poi con sempre maggior vigore… e mentre inculo Sophia, schizzando il mio secondo orgasmo in lei, Elena che offre la sua fica all’amica, che, leccandola freneticamente, la proietta verso orgasmi continui e irrefrenabili…
C’è un’ultima immagine di quella notte sconvolgente che amo ricordare spesso con mia moglie, in modo particolare mentre stiamo facendo l’amore. Ed è quella di Elena e Sofia che, dopo avermi fatto godere con le loro morbide bocche e con le loro bollenti lingue, regalandomi insieme un pompino a dir poco sconvolgente, si leccano a vicenda le labbra e le guance, ripulendosi del mio sperma bianco e caldo: e poi, preda di una libidine nuovamente incontrollabile, osservo Elena succhiare le dita della mano di Sophia, e quindi Sophia fare altrettanto con le dita di mia moglie, simulando entrambe un nuovo ed eccitante rapporto orale…
Dopo quella notte passata a fare l’amore con Sophia, Elena ed io non siamo più andati a letto con lei. Non ne parlammo neanche più con Sophia, e tutto tornò come prima, nella più assoluta normalità di semplici rapporti d’amicizia. Era stata una follia, meravigliosa e straordinaria, ma proprio per questo unica e ineguagliabile, e percorrere una seconda volta quella strada ci avrebbe proiettati in una dimensione sconosciuta e altamente rischiosa.
Sono passati due anni da allora, e con Sophia ed il marito continuiamo a vederci di tanto in tanto, quando i nostri rispettivi impegni lo permettono. L’ultima volta, però, Sophia ha detto ad Elena che Minos, il marito, andrà, a breve e per motivi di lavoro, tre settimane in Giappone, e che lei è molto indecisa se seguirlo o no. Le piacerebbe visitare Tokyo, certamente, ma… Elena allora le ha proposto di venire a passare una settimana da noi, nel caso decidesse di non seguire Minos. Mia moglie mi dice che, a quelle parole, Sophia si è aperta in un largo sorriso e che l’ha abbracciata con trasporto. Ma che non ha accettato il nostro invito, né però lo ha rifiutato. E’ rimasta in silenzio, guardandola intensamente negli occhi.
Ancora non sappiamo quello che accadrà. Quello che so con certezza è che, mia moglie ed io, per sicurezza, abbiamo chiesto ai nostri uffici la possibilità di avere una settimana di ferie nel periodo in cui il marito di Sophia partirà, e di comunicare le date precise al più presto. E’ solo una mia sensazione, per carità, o forse soltanto una speranza, ma credo che, alla fine, Sophia non deciderà di andare in Giappone…
FINE
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