SOPHIA/2 (capitolo secondo)
Guardavo le mani di Sophia, dalle lunghe e curatissime unghie laccate d’argento, e le immaginavo sui seni di Elena, ad accarezzarli, a sfiorarli, a titillare i capezzoli eretti e sporgenti, e poi le vedevo con l’immaginazione scivolare sul mio cazzo, lambirmi la cappella, passare delicate sui testicoli… Questi pensieri rappresentavano, per me, una vera e propria tortura, un supplizio al quale riuscivo a sottrarmi con sempre maggiore difficoltà. Mi era quasi impossibile concentrarmi sulla serata e sui discorsi di Elena e Sophia. Continuavo a pensare a quanto sarebbe stato elettrizzante vederle abbracciate, nude, la pelle più chiara di mia moglie a contatto con quella ambrata di Sophia, le lingue che si cercavano e si intrecciavano, le bocche che si esploravano, le mani di Elena, dalle belle e lunghe unghie smaltate di rosso, scorrere frenetiche sul corpo dell’amica, cercare la sua fica dischiusa, masturbarla fino a portarla in paradiso… Dovevo in continuazione distogliere i miei pensieri da quelle immagini, perché temevo che la mia eccitazione, impossibile a dissimularsi, si facesse troppo evidente; e l’erezione, che in quegli istanti mi premeva nei leggeri pantaloni di cotone, mi avrebbe impedito di alzarmi da tavola al termine della cena, non potendo tenerla nascosta in alcun modo agli occhi delle due donne. E la cosa sarebbe stata troppo imbarazzante da spiegare a Sophia.
Ci attardammo così in chiacchiere, seduti al tavolo del ristorante, godendoci il fresco della notte ed il profumo del mare, fin oltre l’una del mattino. Poi, stanchi per la lunga giornata, tornammo con l’auto a casa e ce ne andammo a dormire.
Sdraiati sul letto, la luce sul comodino ancora accesa, Elena ed io ascoltavamo in silenzio i rumori provenienti dalla stanza confinante con la nostra, dove Sophia si stava preparando per la notte. Elena, accanto a me, completamente nuda, era notevolmente irrequieta e stranamente silenziosa, di certo in balia dei miei stessi pensieri, pensieri che erano rivolti al domani, a quello che sarebbe potuto, o non potuto accadere tra noi e Sophia. Le presi la mano con la mia, e le nostre dita si intrecciarono. Forse la notte successiva non saremmo stati soli in quel letto, forse Sophia sarebbe stata tra noi, risucchiata anche lei in un vortice di passione… o forse non sarebbe accaduto assolutamente nulla di tutto ciò, e lei avrebbe dormito tranquilla nella sua stanza, esattamente come la notte che stava ora trascorrendo. Era questa incertezza a dilaniarci, il non sapere quello che il domani aveva in serbo per noi; e quasi sarei stato più contento se avessi già saputo per certo che tutto quello che continuavamo ad immaginare era semplice e pura follia, un’illusione destinata a crollare come un castello di carte. Era molto meglio tornare alla realtà che continuare a vivere di sogni. Eppure… Eppure la speranza non voleva saperne di abbandonarmi, ed anche per Elena era visibilmente la stessa cosa.
Con la coda dell’occhio vidi la mano sinistra di mia moglie vagare pigramente sui seni e sul ventre, accarezzarsi la pelle, che sapevo calda e sensibile. Elena aveva chiuso gli occhi, ed ero certo che con la mente stesse tornando per l’ennesima volta a quella notte d’amore con Sophia. Immobile, stringendole l’altra mano, continuai ad osservarla.
Quando Sophia si ritirò in bagno e l’acqua della doccia prese a scorrere, Elena, sospirando, si passò un dito sulla fica, allargò le gambe, e quindi prese a masturbarsi sempre più velocemente: era evidente come non volesse fare l’amore con me quella sera, rinviando il tutto al giorno successivo, quando, sempre che le nostre speranze si tramutassero in realtà, anche la sua amica avrebbe partecipato ai nostri giochi erotici. Ma, allo stesso tempo, mia moglie aveva bisogno di allentare la carica sessuale e la tensione nervosa che, in modo evidente, la stava divorando ogni secondo di più: ed io ero il primo a poterla capire, trovandomi nella sua stessa identica situazione.
Le sue dita, lucide e bagnate degli umori del suo stesso sesso, si tormentavano abilmente il clitoride, si penetravano a fondo, sfioravano danzando le grandi labbra: Elena aveva piegato e aperto ancor di più le gambe, per esporre al contatto della sua mano ogni centimetro della sua fica fremente. La sentii rabbrividire quando raggiunse l’orgasmo, gemendo piano e soffocando le grida di piacere che avrebbero di norma accompagnato l’appagamento dei suoi sensi, temendo, quasi sicuramente, che Sophia la potesse sentire, in quanto l’amica era uscita dalla doccia e rientrata nella sua camera per asciugarsi.
Elena si era tranquillizzata, aveva disteso nuovamente le gambe sul letto, soddisfatta del suo orgasmo, e la sua mano sinistra era appoggiata sul lenzuolo, ancora bagnata del piacere che si era data. Avevo il cazzo duro e dolente per la tensione: vedere mia moglie masturbarsi aveva ulteriormente accentuato la mia eccitazione, già alle stelle per l’attesa di quello che avremmo tanto voluto si verificasse l’indomani. Pensai di fare come Elena: di prendermelo in mano e di farmi una sega, in modo che l’erezione rientrasse e mi consentisse di prendere sonno. Iniziai ad accarezzarmelo, a stringerlo alla base, a lasciare che le dita ne percorressero tutta la lunghezza. Mia moglie mi guardava, lo sguardo fisso alla mia mano che scivolava sul cazzo, sospirando, ora di nuovo eccitata. Strinsi il pene nel pugno ed iniziai a masturbarmi, già vicino a raggiungere il mio orgasmo. Ma furono le dita di Elena a darmi quel rapido ed intenso piacere. Allungò la mano destra e me lo sfiorò, prima con il palmo e poi con la punta delle dita. Sussultai a quel lieve, meraviglioso ed improvviso contatto. Vidi le dita di Elena serrarsi attorno all’asta, le sue unghie rosse che risaltavano in modo erotico e provocante sulla mia carne ardente: quindi ritrasse la pelle, esponendo la cappella, lucida e congestionata. Tornò con la mano in su, e poi ridiscese, scappellandomelo di nuovo interamente. Lo sperma premeva per uscire e non mi sarei potuto trattenere ancora a lungo. Dopo pochi movimenti della mano di mia moglie, così abile nel masturbarmi con estrema e favolosa lentezza, schizzai violentemente, godendo quasi in silenzio come aveva fatto Elena, per evitare che Sophia potesse intuire quello che stavamo facendo. Nella luce della camera, con il respiro che mi tornava adagio alla normalità, rimasi a guardare la stupenda mano di mia moglie ferma sul mio cazzo, lo sperma bianco che colava in lunghi e densi rivoli sulla sua pelle, tra le dita, sulle sue unghie laccate…
Prima di addormentarci, Elena mi venne ancora più vicina e, in un bisbiglio, mi sussurrò: - Sei sempre deciso ad andare fino in fondo ? - - Certo - le risposi, anche io a voce bassissima - non sarà semplice, lo so, ma mi sarebbe molto difficile, a questo punto, non fare almeno un tentativo… sempre che non abbia tu, ora, dei ripensamenti … - Temetti di sentire mia moglie rispondermi che la cosa non l’attirava più, che era spaventata dalle possibili conseguenze del coinvolgimento dell’amica sul nostro rapporto, che era una vera e propria pazzia continuare su quella strada, che mi chiedesse, insomma, di rinunciare ai progetti di realizzazione del nostro folle desiderio, per non rischiare di rovinare in modo traumatico l’amicizia che c’era tra lei e Sophia. Ma la risposta di Elena fu esattamente quella che speravo di sentire in quel momento. - Ripensamenti ? Non potrei più fermarmi, neanche se lo volessi: sto male alla sola idea di non riuscire a portarla a letto con noi… - Ci baciammo, a lungo, sperando entrambi ardentemente che il domani ci avesse dato la possibilità di incamminarci verso quella torbida spirale di erotismo e di sensualità che ormai bramavamo con tutti noi stessi.
Passammo l’intera giornata successiva, il sabato, in spiaggia, al mare. Comodamente sdraiati sui lettini, ci crogiolammo al sole per ore, fra bagni rinfrescanti e lunghe passeggiate sul bagnasciuga. Sophia aveva indossato un ridottissimo due pezzi bianco, che metteva ancora più in risalto la sua carnagione così scura e sensuale: la parte superiore del costume le conteneva a stento il suo seno esplosivo, mentre quella inferiore, un minuscolo tanga, mostrava due natiche a dir poco scultoree. Mia moglie non sfigurava certamente vicino all’amica: anche la pochissima stoffa del suo costume le disegnava il corpo in modo superbo, evidenziando maliziosamente le sue forme così aggraziate. Notai, con una punta di sorprendente fastidio, che molti uomini le guardavano con insistenza, affascinati da quei due corpi femminili così erotici e desiderabili.
Elena ed io avevamo trascorso la notte dormendo poco e male, schiavi come ormai eravamo diventati dell’attesa spasmodica di quello che avevamo in animo di far accadere quella sera del sabato. Ma, mentre le ore di quella giornata sulla spiaggia passavano veloci, era sempre più evidente che il tutto si sarebbe rivelato molto più difficile di quanto avessimo pensato. L’occasione, il momento, l’attimo ideale per coinvolgere Sophia in un discorso che potesse condurci a farle capire le nostre vere intenzioni, sembrava non dovesse arrivare mai. C’erano stati momenti sicuramente opportuni per spostare il discorso sull’argomento che tanto ci stava a cuore,, ma né mia moglie né io avevamo preso il coraggio a due mani e approfittato di quei brevi istanti, incapaci di dare una spinta decisiva alla situazione, e di arrivare, in un senso o nell’altro, ad una conclusione. Uno di quei momenti che potevano essere propizi a far scivolare il discorso sul sesso era stato quando, ad esempio, Sophia, senza alcun imbarazzo, si era tolta la parte superiore del costume, offrendo ai raggi del sole i grandi ma deliziosamente tonici seni; in quell’istante, magari con una semplice battuta scherzosa, avremmo potuto provare ad indirizzare la conversazione nella direzione dai noi desiderata, non fosse altro per saggiare le reazioni dell’amica di Elena. O ancora, quando mia moglie e Sophia si erano spalmate sulla schiena, una con l’altra, la crema solare di protezione: erano stati minuti sicuramente favorevoli per dare inizio al nostro tentativo, anche perché io mi ero immediatamente eccitato alla vista di quelle splendide mani che scorrevano sulle schiene dalla pelle tesa e levigata. Ed anche Elena, come più tardi mi avrebbe confidato, si era sentita a sua volta accesa nel desiderio dal contatto con la pelle e con le mani di Sophia. E invece non eravamo riusciti a combinare assolutamente nulla. Tanto che, verso le sei del pomeriggio, mia moglie ed io eravamo profondamente scoraggiati, avviliti per la nostra incapacità e ormai quasi rassegnati a che il tutto fosse finito ancora prima di iniziare. Fu Elena, improvvisamente, ed immagino quanto le costò prendere l’iniziativa, a fare quel passo decisivo che ci doveva consentire di giungere ad una conclusione, positiva o negativa che fosse. E lo fece in un modo così diretto da lasciarmi letteralmente atterrito per le conseguenze che ne sarebbero potute scaturire nei suoi rapporti d’amicizia con l’amica, per l’imbarazzo e le difficoltà che le sue parole avrebbero potuto generare.
Così, quasi come se nulla fosse, Elena si sollevò dal lettino e si rivolse a Sophia che, ad occhi chiusi, si godeva gli ultimi raggi di sole di quel sabato pomeriggio. - Sophia… non te la prendere, ti prego… ma ti devo confessare che... l’altra sera... ho raccontato ad Alexios di quella notte… non so perché… forse mi sentivo in colpa con lui per non avergli mai confidato il mio segreto… ma… fatto sta che gli ho detto tutto quello che accadde… tra noi… era giusto che tu lo sapessi, visto che anche tu sei coinvolta in quanto accaduto... - Il cuore mi balzò in gola, colto alla sprovvista dalle parole di mia moglie. Guardai Sophia, temendo le sue reazioni, ed incontrai il suo sguardo, a dir poco perplesso e sbalordito. Capivo che era giunto il momento di fare la mia parte: in quei minuti avremmo visto quale sarebbe stata la reazione dell’amica. - Sì… - dissi, facendomi coraggio, ancora frastornato dalla consapevolezza che eravamo giunti agli attimi decisivi di quella giornata e, forse, di un’amicizia - … sì… Elena mi ha raccontato tutto… ammetto che è stata un’enorme sorpresa per me… e poi… poi Elena ha scelto un momento… diciamo particolare, dai… per raccontarmi quello che accadde quella notte fra voi due… -
Sophia era immobile e guardava ora me, ora la sua amica. Si era tolta gli occhiali da sole, e nei suoi occhi non riuscivo a leggere con chiarezza cosa lei stesse realmente pensando. - Perché hai detto che Elena ti a raccontato tutto in un momento particolare, Alexios ? Cosa intendi dire per particolare ? - mi chiese lei, con un’espressione che ancora non riuscii a decifrare, anche se la sua domanda era dichiaratamente maliziosa, visto che lei aveva certamente capito quello che io avevo voluto sottintendere. Era giunto il momento di buttare a mare tutte le paure e le indecisioni. In quei secondi si sarebbe deciso se il nostro sogno, la nostra idea folle, avrebbe avuto anche una sola possibilità di realizzarsi. Era impossibile tirarsi indietro, ormai. Rispondere alla sua domanda voleva dire esporsi in modo chiaro ed univoco, e farle definitivamente intendere cosa avremmo voluto da lei. E così mi lanciai, senza ulteriori indugi, in quel pazzo tentativo di trascinare Sophia nel nostro letto matrimoniale.
- Bè… Elena ed io stavamo facendo l’amore, Sophia… e… e il racconto che Elena mi ha fatto… di te e lei insieme… insomma… diciamo che, come puoi ben immaginare, ha aggiunto un bel po’di pepe alla situazione… - le dissi, sorridendo impacciato. - Già - aggiunse mia moglie - su Alexios, sentire quello che successe quella sera, ha avuto… possiamo dirlo, no ?... un effetto decisamente afrodisiaco… - Passò qualche secondo in cui ci guardammo in silenzio. Poi scoppiammo a ridere tutti e tre. Sophia era sicuramente imbarazzata per le confidenze che mia moglie mi aveva fatto, ma cercava di nasconderlo abilmente, unendosi al nostro forzato e nervoso divertimento. Quando il momento d’ilarità passò e fummo tornati seri, fu proprio Sophia la prima a parlare, quasi a volersi giustificare per essere andata a letto con la donna che, a quei tempi, stava per diventare mia moglie. - Ascolta, Alexios. Sicuramente ti sarai anche eccitato a sentire il racconto di Elena, ma non devi pensare a quella sera come ad una sorta di tradimento da parte di tua moglie. Non so cosa ci prese, te lo giuro, ma… - - No, Sophia, tranquilla: l’ho spiegato anche ad Elena… sarei un bugiardo se ti dicessi che la cosa mi ha infastidito… anzi… solo che… è stata una grande sorpresa, un qualcosa che mai avrei immaginato fosse successo… -
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