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SOPHIA/2 (capitolo primo)

 

SOPHIA/2 (capitolo primo)


Erano passati non più di un paio di giorni da quella famosa notte in cui Elena ed io avevamo fatto l’amore in quel modo così insolito e straordinario, eccitati oltre ogni limite, nella mente e nel corpo, dalla rivelazione di quegli intimi segreti di cui Elena, mia moglie, mi aveva portato finalmente a conoscenza, dallo straordinario racconto di quella volta in cui lei era andata a letto con Sophia, la sua migliore amica, una donna che rappresentava un vero e proprio sogno erotico, come già vi avevo detto in precedenza, per ogni uomo che si possa definire tale.
E grazie a quella sua confessione avevamo vissuto una notte di sesso incredibile e travolgente, assolutamente indimenticabile, senza essere più padroni delle nostre reazioni e delle nostre sensazioni: mia moglie aveva rivissuto con gli occhi della mente quell’esperienza così erotica, per lei incredibilmente e sorprendentemente meravigliosa, ed io, ascoltando le sue parole cariche di passione, e trascinato dal quel crescendo di libidine di cui era permeato il suo racconto, ero rimasto affascinato dal pensiero di lei e Sophia insieme, nude, a letto, a regalarsi il piacere in ogni modo possibile ed immaginabile.


E poi Sophia, l’amica di Elena, mi era sempre piaciuta, anche se molto più da un punto di vista fisico che non mentale (avendo la ragazza un carattere diametralmente opposto al mio), e la folle idea di perdermi su quel corpo da favola mi aveva sempre intrigato enormemente.
Certo, non era mai successo nulla fra noi, beninteso: amavo Elena e non l’avrei mai ferita tradendola con un’altra donna, figuriamoci poi con la sua migliore amica.
Ma il pensiero di accarezzare quella pelle perfetta, di passare le mie labbra su quei seni esplosivi, di sentire le sue mani su di me... insomma... i miei ormoni erano impazziti più di una volta al solo pensiero di stringerla tra le mie braccia.
Per mia fortuna anche Sophia si era sposata pochi mesi dopo il nostro matrimonio, ed era andata a vivere con il marito a Salonicco, e il non averla più costantemente sotto gli occhi aveva contribuito a raffreddare i miei bollenti spiriti, resi ancora più bollenti dal fatto che sapevo con certezza che la ragazza, per me, sarebbe rimasta per sempre un sogno erotico e basta, intrigante e stuzzicante quanto si vuole, ma chiaramente irrealizzabile.
Sophia rappresentava soltanto uno di quei sogni erotici proibiti che tutti coltiviamo, più o meno di nascosto, nel più profondo del nostro animo.


Ma quella notte, quando mi ritrovai in bagno con mia moglie dopo aver fatto l’amore per l’ennesima volta, abbracciandoci e guardandoci nel grande specchio sopra il lavabo, entrambi sentivamo di desiderare intensamente la stessa cosa.
Anzi, ad essere precisi, di desiderare e di sognare  la stessa persona: l’affascinante e splendida Sophia.


Fu così che, trascorsi un paio di giorni passati a riflettere su quei pensieri che si agitavano con insistenza nella nostra mente, e sempre più consapevoli che la nostra voglia di lei non accennava minimamente a placarsi, ci rendemmo conto in maniera definitiva che non si era trattato dell’eccitazione di un momento, bello quanto si vuole ma fuggevole ed effimero, né dell’idea folle di qualche ora di passione, ma che era un chiodo che, se non lo avessimo provato a batterlo al più presto, ci avrebbe tormentato per molto tempo ancora.
E fu a quel punto che Elena ed io decidemmo di provare a mettere in atto quelle nostre fantasie: la mia, che era quella di arrivare a vedere le due donne fare l’amore e di partecipare ai loro giochi erotici, e quella di mia moglie, che sognava di perdersi nuovamente tra le braccia di Sophia e di condividermi con lei.
Fu solamente allora, quel giovedì sera, quando ormai avevamo accantonato anche gli ultimi dubbi, che Elena sollevò la cornetta del telefono per chiamare l’amica a Salonicco.


- Ascolta, Sophia… visto che tuo marito tornerà solamente alla fine della prossima settimana, Alexios ed io avevamo pensato di invitarti a passare questo week-end con noi, nella nostra nuova casa al mare. Potresti arrivare domani sera, venerdì, per poi ripartire la domenica pomeriggio. Almeno ci potremmo rivedere… ho tante di quelle cose da raccontarti...  -
Mentre ascoltavo Elena parlare al telefono con la sua amica, mi ritrovai a sperare ardentemente che lei accettasse il nostro invito per il fine settimana, anche se giunto improvviso e assolutamente inaspettato: sarebbe stato il primo passo per tentare di realizzare quello che continuava ad agitarsi follemente nelle nostre menti irrequiete.
Certo, anche se lei fosse venuta con noi al mare per un paio di giorni, nulla ci garantiva che saremmo riusciti a mettere in atto il nostro piano: ma, in quel momento, mi era sufficiente coltivare la speranza di riuscirci, di avere la possibilità (anche se soltanto teorica) di arrivare a concretizzare quella pazzesca fantasia che non accennava ad abbandonarci.
Di un eventuale (e molto probabile, se non certo) fallimento, Elena ed io ce ne saremmo preoccupati solo dopo che questo si fosse realmente verificato.


- Allora…va bene... siamo d’accordo… ti verremo a prendere alla stazione centrale… il treno a che ora arriva esattamente? … alle 17 e 40… perfetto… saremo lì puntuali… certo… sì… e poi, in macchina, andiamo a casa al mare… a domani… un bacio, Sophia… -
Mia moglie chiuse il telefono, si voltò verso di me ed i nostri sguardi s’incrociarono all’istante.
Sophia, l’amica di mia moglie, aveva accettato il nostro invito senza alcuna difficoltà: avrebbe dunque passato due giorni e due notti in nostra compagnia.
Il primo passo ora lo avevamo fatto, ed eravamo stati anche fortunati che lei non avesse già altri impegni per quel fine settimana.
Elena ed io continuammo a guardarci senza riuscire a dirci nulla: l’emozione, l’eccitazione, l’apprensione, l’attesa per quello che sarebbe potuto succedere o meno nei giorni successivi ci avevano tolto la parola.


Quella stessa sera, a letto, entrambi irrequieti ed agitati, chiesi ad Elena di raccontarmi di nuovo di lei e Sophia: e mia moglie mi descrisse ancora una volta, sin nei minimi particolari, quella straordinaria notte di sesso fra lei e la sua amica.


La tenevo stretta a me, la sua mano a sfiorarmi il petto, le sue parole ad accarezzarmi suadenti le orecchie.
Più il suo racconto andava avanti, più la nostra eccitazione cresceva in modo esponenziale.
Le dita di Elena, ben presto, si impossessarono del mio pene, prima sfiorandolo, poi iniziando a masturbarlo con estrema delicatezza.
Ad un tratto, non potendo resistere oltre, mentre la sua voce sognante mi parlava delle sensazioni sublimi che la lingua di Sophia le aveva regalato, la feci salire su di me: lei divaricò le gambe, appoggiò la sua fica bagnata sulla punta del mio cazzo e s’impalò in un sol colpo.
Rimanemmo immobili, in quella posizione, il mio cazzo dentro di lei, nella sua fica bollente e straordinariamente lubrificata dagli umori della sua eccitazione, pulsante e fremente, mentre le parole del suo racconto erano lame di piacere che affondavano nella mia lussuria.
Elena venne così, contraendo i muscoli della sua vagina attorno a quel palo che la riempiva, sussultando e gemendo, gettando la testa all’indietro, mentre le mie mani le strizzavano i capezzoli spasmodicamente eretti. 
 

Quando anche le ultime ondate di piacere l’abbandonarono, mia moglie si sollevò da me, s’inginocchiò tra le mie gambe e prese a far scorrere la lingua per tutta la lunghezza del mio cazzo, ancora bagnato dei caldi liquidi del suo orgasmo.
Vedevo la sua testa muoversi dal basso verso l’alto, e poi in senso inverso, mentre la sua lingua mi lambiva i testicoli, scivolava lungo l’asta e sfiorava la cappella congestionata.
E poi furono le sue labbra ad abbracciarmi ed i suoi denti a strapparmi brividi d’intenso piacere.
Venni nella sua bocca, in getti densi e bollenti, lo sperma bianco a colarle dalle labbra socchiuse, a scivolare sul cazzo palpitante, tra le sue dita, sulle sue unghie laccate di rosa.
Ed i suoi occhi, torbidi e misteriosi, sempre fissi nei miei, a scrutare le mie reazioni a quel fantastico pompino.


Ci addormentammo tardi, quella notte, stremati nel corpo dalle lunghe ore di sesso consumato, e divorati nell’animo dall’attesa per l’arrivo di Sophia.


Il giorno successivo, venerdì, tale era il nostro stato d’animo, sembrò non passare mai.
Al mattino uscimmo da casa per andare, come tutti i giorni, ai nostri rispettivi lavori, ma i nostri pensieri erano da tutt’altra parte: l’ansia per quello che desideravamo accadesse nei giorni seguenti si era fatta ormai insostenibile.
Ci salutammo frettolosamente, sfiorandoci le labbra in un rapido bacio, e dandoci appuntamento per il pomeriggio.


Ed il pomeriggio, finalmente, giunse.
Elena ed io chiudemmo la porta di casa, caricammo il borsone da viaggio in auto, e ci avviammo verso la stazione centrale di Atene, pronti ad accogliere Sophia, il cui treno sarebbe giunto a breve.


Avevo lasciato la macchina in un parcheggio a pagamento a poche centinaia di metri dall’uscita sud della stazione e, con Elena, mi ero diretto al binario che il tabellone elettronico indicava essere quello sul quale sarebbe arrivato il treno da Salonicco.
La stazione era affollatissima, come tutti i venerdì pomeriggio estivi: molti si spostavano nelle località di mare per il week-end, altri partivano per tornare a casa dopo una settimana di lavoro ad Atene.
Nel caldo di quel pomeriggio di fine giugno, migliaia di persone si affannavano a prendere i treni in partenza, in un caos inimmaginabile.
Elena ed io trovammo comunque un angolo abbastanza tranquillo proprio in testa al binario, dove ci mettemmo ad attendere l’arrivo del treno di Sophia.


Osservai con attenzione mia moglie, ed un brivido d’intenso desiderio mi percorse e mi si agitò deliziosamente nello stomaco.
La sua figura slanciata, i morbidi capelli castani raccolti in una coda che le danzava sbarazzina sulla schiena ad ogni movimento della testa, la maglietta aderente che le fasciava il seno abbondante, i leggeri pantaloni di cotone bianco che le accarezzavano e le modellavano i glutei superbi, l’ombra intrigante del perizoma nero che s’intuiva al di sotto…
Tutto contribuiva a farmela apparire ancor più splendida ed invitante del solito: era semplicemente fantastica e desiderabile, ed il pensiero di spogliarla, di scoprire lentamente la sua serica pelle, magari insieme a Sophia, mi ronzava insistente nella testa.
Mi rendevo conto, in quei minuti, d’essere troppo eccitato, e di rischiare di incorrere in una tremenda delusione di fronte al più che probabile fallimento dei nostri progetti, anche se con Elena c’eravamo ripetuti più volte, in quelle ore d’attesa, di non farci eccessive illusioni.
E’ vero che fra le due amiche vi era stata quella travolgente notte d’amore e di sesso a casa di Sophia, ma la cosa non si era mai più ripetuta: era rimasto un evento esclusivo e prezioso, forse un unico momento di frenesia sessuale vissuto dalle due donne, un istante di passione tanto improvvisa quanto irripetibile, e quindi non era assolutamente certo che Sophia si potesse mostrare disponibile a tornare a letto con Elena, e per di più questa volta con la mia ingombrante presenza.
C’eravamo dunque imposti di procedere con estrema cautela, anche perché Elena non voleva in alcun modo rischiare di rovinare la sua amicizia con Sophia.
Saremmo stati prudenti, quindi, e ci saremmo spinti oltre solamente nel caso in cui fossimo riusciti ad intrigare e a coinvolgere nei nostri progetti l’amica di mia moglie.
Non avevamo studiato alcuna strategia particolare, in effetti, perché quelle che avevamo provato a disegnare nelle nostre menti c’erano apparse tutte estremamente rischiose e dagli esiti molto incerti.
Alla fine, Elena ed io avevamo deciso di lasciare al caso le nostre scarse possibilità di successo: avremmo sondato discretamente il terreno e, solo nel caso in cui Sophia ci avesse fatto chiaramente intendere di essere disponibile ad entrare nel nostro letto, avremmo spinto con decisione sull’acceleratore.


Le cose, però, com’è risaputo, sono sempre più facili a dirsi che non a farsi.
Quando il treno di Sophia entrò puntuale in stazione (avvenimento non di scarso rilievo nel panorama desolante delle ferrovie greche) e venne a fermarsi sul binario lungo il quale mia moglie ed io eravamo in attesa, tutte le caute intenzioni e tutti i prudenti discorsi che, senza sosta, avevamo fatto sin dal giorno prima, vennero spazzati via in un sol colpo.
Ci fu sufficiente vedere Sophia scendere dal treno e venirci incontro sorridente per sapere con assoluta certezza, sia Elena che io, che avremmo fatto di tutto, ma proprio di tutto, per riuscire a portarcela a letto.


La Sophia che scese dal treno era bella, sensuale, incantevole e maledettamente seducente.
Ci abbracciò e ci baciò con calore, raccontandoci del viaggio e dicendoci di quanto fosse felice di trascorrere un paio di giorni al mare in nostra compagnia.
L’amica di Elena era, come sempre, una vera e propria apparizione.
Una stretta e corta maglietta gialla le fasciava lo splendido e dirompente seno, lasciandole scoperte le braccia abbronzate ed una striscia di pelle sulla pancia liscia, dove l’ombelico, ornato da un brillantino, appariva e scompariva in modo talmente malizioso da risultare terribilmente sexy.
Una gonna bianca, corta quanto bastava a far risaltare le sue gambe, dritte ed affusolate, scarpe da ginnastica anch’esse bianche ed una sottile catenina d’oro a cingerle la caviglia destra.
I capelli, neri come la notte più buia, sciolti sulle spalle, Sophia si era truccata il viso in modo leggerissimo, lasciando così che la straordinaria bellezza del suo viso risultasse ancora più naturale.
Non c’era ombra di dubbio: la più intima amica di mia moglie era al massimo del suo splendore, ed il solo pensiero di quello che Elena ed io avevamo in mente di fare con lei in quel fine settimana mi fece provare un tale fremito di desiderio che a stento riuscii a dissimulare.


Chiacchierando e scherzando, uscimmo così dalla stazione per andare a recuperare l’auto al vicino parcheggio.


La casa al mare che avevamo comprato da pochi mesi si trovava ad Anavisso, una località balneare molto frequentata, ad una cinquantina di chilometri da Atene.
Mia moglie ed io non l’avevamo arredata ancora completamente, un po’ per mancanza di tempo e un po’ per carenza di soldi, vista la spesa non indifferente che avevamo sostenuto per acquistarla.
Avevamo dunque comprato solo l’essenziale, e cioè i mobili per l’angolo cottura, i letti, per la camera matrimoniale nostra e per la camera degli ospiti, un tavolo con le sedie per pranzare e un paio di armadi nei quali infilare tutto quello che via via ci sarebbe stato necessario.
Soprammobili, quadri e compagnia bella avrebbero dovuto aspettare tempi migliori.
La casa, un piccolo villino con un minuscolo giardino sul davanti, faceva parte di un comprensorio di trenta abitazioni, con un parco centrale, una piscina in comune, vialetti ben tenuti per passeggiare, circondati da aiuole fiorite e curate, e, scendendo una cinquantina di scalini, una spiaggia attrezzata, riservata in via esclusiva ai proprietari dei villini sovrastanti.
Insomma, una situazione tranquilla e gradevole, che ci aveva convinti a fare quell’investimento economico per le nostre vacanze estive e per i fine settimana di tutto l’anno..
Sophia, ovviamente, non c’era mai stata e, quando arrivammo, rimase entusiasta del nostro nuovo acquisto.
Ci sistemammo in casa, alloggiando l’amica di mia moglie, naturalmente, nella camera degli ospiti.


Era ormai sera inoltrata, quando, dopo esserci rinfrescati, decidemmo di andare a cena fuori, visto che in casa il frigorifero era desolatamente vuoto e che l’appetito di certo non ci mancava.
E fu così che portammo Sophia a cena in un locale a pochi chilometri dalla nostra abitazione, un ristorante che, affacciato direttamente sul mare, era rinomato per l’ottima cucina.
Gustando varie portate di pesce freschissimo, accompagnato da vino bianco gelato, Elena e Sophia parlarono ininterrottamente, raccontandosi tutto quello che era successo loro dall’ultima volta che si erano incontrate.
Io, per la maggior parte del tempo della cena, restai praticamente in silenzio, intervenendo solo con qualche battuta, e lasciando alle due amiche la scelta degli argomenti di conversazione a loro più graditi.
E, mentre mangiavo, le osservavo, e ripensavo sempre più frequentemente a quel racconto che mia moglie mi aveva fatto per la prima volta solo poche sere prima, a quella sua rivelazione su fatti che mai avrei pensato potessero essere accaduti.

 


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Inserito il 20/11/2007

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